Cesare Giardini

(Bologna, 1893-Milano, 1970) esordì presso Alpes, fondata a Milano nel 1921 da Franco Ciarlantini, traducendo nel 1924, oltre ai Tre poemi dell’intellettuale
armeno, esule in Puglia, Hrand Nazariantz, La nazionalità catalana di Enrique Prat de La Riba per la collana «Biblioteca di coltura politica» e, l’anno successivo, Il fascismo italiano di Francesco Cambò. Divenuto direttore della casa editrice milanese, ebbe la responsabilità delle scelte letterarie, tra le quali si annovera il
lancio nel 1929 de Gli indifferenti di Alberto Moravia; fu inoltre impegnato in prima persona come autore di narrativa e teatro con opere quali Arlecchinate: sei commedie in maschere del 1926, illustrate in bianco e nero da Umberto Veneziani e Uriele o l’angelo malato del 1928, racconto con musiche di Franco Casavola, proposto in 250 esemplari numerati. Entrato in contatto con Piero Gobetti, probabilmente tramite i comuni amici Ciarlantini e Francesco Casorati, curò l’Antologia di poeti catalani contemporanei, 1845-1925, uscita nel 1926 nelle Edizioni del Baretti.
Accanto alla prolifica attività di scrittore, curatore e traduttore dall’inglese, dal francese, dallo spagnolo, dall’armeno, dal danese e dal catalano (a lui si deve, nel 1936, la prima versione in italiano di Gatsby il magnifico di Francis Scott Fitzgerald), negli anni Trenta e Quaranta fu collaboratore, fra gli altri, de «La Stampa» e de «La Fiera Letteraria». Oltre ai volumi della collana “I libri gialli” di Mondadori, contribuì a “Le scie”, “I libri verdi” e “Grandi opere e enciclopedie” redigendo svariati saggi dedicati alla Francia post-rivoluzionaria e napoleonica.